Apocalisse di fumo… “acre” prova della fragilità della piana venafrana….per ogni tipo di ” incenerimento”…

Pubblicato il 13 luglio 2017 | Da Mario Lepore | Ambiente, Cronaca, Natura, Sanità, Venafro

VENAFRO. Apocalisse di fumo. Con cenere caduta sopra le auto, sui campi e sulle case. Poco dopo le quattro di oggi pomeriggio l’intera piana di Venafro è stata avvolta dal fumo. Una cappa densa e irrespirabile, piena di pulviscolo, che si è diffusa in tutta Venafro. Con un odore acre di legna o plastica bruciata. Una cappa che è arrivata fino a Roccaravindola e Sesto Campano. Avvolgendo densamente tutte le montagne che cingono Venafro. A partire da Vallecupa, a girare. Fino all’area de ” Le Mortine” e Capriati al Volturno.  Si è vissuto oltre un’ora di panico. Si capiva che era per un incendio di grandi proporzioni. Ma non si riusciva a localizzarlo. Neppure girando in auto. Intanto qualcuno, che soffre d’asma, si è persino sentito male. Un fenomeno insolito, alimentato dal forte vento caldo che spirava da sud. Una cappa che partiva dalla pianura ed arrivava in alto. E viceversa. Ovunque c’era “nebbia” densa, che diffondeva un puzzo insopportabile di bruciato. Poi alla fine si è saputo- con telefonate alla Forestale ed ai Vigili del Fuoco- che il fumo era partito da un esteso incendio alle spalle della montagna di Monte Cesima, sull’altro versante della provincia di Caserta nel Comune di Mignano Montelungo. Un incendio domato questa sera, anche con mezzi aerei. Evidentemente il gioco delle correnti ha incanalato il fumo, oltre la montagna, dentro la piana di Venafro, Come fosse una immensa stanza. Con grande terrore di tutti, anche per i richiami agli incendi devastanti di queste ultime giornate afosissime.  E la paura si alimentava con le immagini delle ultime morti di palazzi incendiati, con una sensazione strana di fare la fine del topo in gabbia. Ma questo episodio testimonia- ove ce ne fosse ancora bisogno- della grande fragilità della piana di Venafro. Dove evidentemente i fumi emessi, per il gioco delle correnti, ricadono in basso e colpiscono la popolazione residente. In una sorta di grande ” pentolone”. Un esperimento sul ” campo” che dimostra la grande pericolosità degli inceneritori e delle industrie a rischio che sono presenti nella piana venafrana, Un motivo in più per capire l’orografia delle piana di Venafro ed il gioco delle correnti che ricadono in basso.  Una spiegazione delle “puzze” terribili che si diffondono soprattutto di notte e che evidentemente partono da ben altri incendi ed ” incenerimenti”  in loco e teoricamente persino da altre province.

Informazioni sull’Autore

Vive e lavora a Venafro. Da ventisette anni fa il giornalista ed ha collaborato con il "Corriere Del Molise" sin dalla sua nascita (Gennaio 1990). Dal 1996 -anno di fondazione- ha collaborato con il quotidiano allora più diffuso della regione "Nuovo oggi Molise" e adesso con Primo Piano. Da sempre scrive per la Redazione di Isernia e soprattutto per la pagina di Venafro e dintorni. Si occupa di tutto: cronaca, politica, sport, costume, cultura ..., anche se il settore d'interesse principale attiene la politica locale.